Prendersi cura di sé stessi è il dono più altruistico che c'è!
Come ci si allena alla cura di sé

03 novembre 2020

MICHELE ACCETTELLA

Cambiare la vita
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Se ami davvero le persone che ti sono accanto; se per te vale davvero fare in modo che le loro vite siano felici e piene di soddisfazioni il regolo più bello che puoi fare loro è quello di prenderti cura di te stesso.

Sì, hai capito bene. Si trattra proprio di percorre una strada un po’ contro-intuitiva o quantomeno non comune.

Se stai pensado invece che il miglior modo di dimostrare il proprio amore per gli altri è quello di rinunciare a se stessi vuol dire compiere gesti nobili e di grande valore forse c’è la possibilità che ben presto ti ritroverai a vivere una vita di grandi sacrifici.

Mettere da parte i propri desideri, le proprie inclinazioni, i propri sogni, per la coscienza collettiva, è un grande dono altruistico.

Quello che sto dicendo è che spesso ciò che comunemente definiamo come “altruismo” non è altro che una forma molto particolare di azioni compiute perché siamo abituati a pensare che … 

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 14 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Introduzione

In antichità veniva chiamata epimeleisthai heautou: prendersi cura di sé stessi.

Si trattava di qualcosa di molto importante legata all’arte di vivere. 

Prendersi cura di sé voleva dire impegnarsi per tutta la vita a migliorare sé stessi.

Anzi meglio: la vita stessa si esprimeva attraverso questo tipo di impegno.

Rappresentava, di fatto, il tipo di esperienza che dava senso alla propria vita, migliorando il grado della propria esistenza ed elevando pure tutta la collettività. 

E sì, perché se ci pensi bene l’idea di poter migliorare sé stessi inevitabilmente avrà l’effetto di migliorare la qualità della vita non solo tua ma di buona parte delle persone che sono intorno a te. 

A beneficio di tutti, non trovi?

Tra i greci la cura di sé aveva come meta la compiuta realizzazione della propria esistenza.

Prendersi cura di sé, significava lavorare per creare le condizioni più favorevoli affinché la propria personalità e la propria vocazione, si esprimessero a pieno attraverso l’azione.

Darsi concretamente a questo compito significava pure esprimere la propria personalità attraverso la propria opera nelle cose del mondo (attraverso il lavoro, lo studio, le relazioni, i comportamenti, gli atteggiamenti, ecc.).

Tutto si esprimeva attraverso il “fare” espresso concretamente nelle cose del mondo.

In questo modo si dava espressione alla propria personalità e al proprio essere in vita proprio attraverso l’opera delle cose attraverso una serie significativa di esperienze.

Nella mia esperienza, personale e professionale, ho avuto modo di sperimentare come questo tipo di impegno verso sé stessi, protratto nel tempo, conduce verso una maggiore consapevolezza di sé, una maggiore capacità di cogliere i propri vissuti emotivi, decifrarli e con questo operare su di sé una vera e propria trasformazione.

Le persone che si sono rivolte a me — indipendentemente dal tipo di sofferenza che vivevano — attraverso il loro impegno ed il loro coraggio di riflettere ed esporsi alla possibilità di trasformare le proprie vite, mi hanno convinto ancora di più che questo compito legato alla cura di sé sia il centro fondamentale dell’impegno che ognuno di noi dovrebbe assumere per il bene collettivo. 

Io credo che sia una delle cose cui vale la pena concentrare il proprio impegno di vita proprio perché quello che c’è in ballo è proprio la qualità della vita.

Va bene Michele, ma di fatto cosa devo fare per prendermi cura di me stesso?

Questo è proprio quello che ti spiegherò all’interno di questo post:

come ci si allena per conquistare il proprio benessere psicologico attraverso la cura di sé, migliorando sé stessi.

Che cosa significa aver cura di sé?

Imparare l’arte di esistere per trovare la buona forma del vivere

Dobbiamo a Socrate l’introduzione di questa pratica educativa. 

 

Aver cura di sé significa in primo luogo conoscere se stessi.

Aver cura di sé significa:

Da dove nasce questa idea

Perché è importante aver cura di sé

1. Come ci si allena alla cura di sé stessi

Sì, hai capito bene: parlo proprio di allenamento.

Come puoi immaginare ogni cosa che facciamo, ogni buona riuscita di un qualcosa verso cui ci impegniamo ha a che fare con la ripetizione, con l’esercizio. 

Imparare a suonare uno strumento musicale, andare in bicicletta, migliorare il tuo benessere fisico facendo jogging, imparare una nuova lingua, ecc. sono tutte competenze che si acquisiscono essenzialmente con un unico metodo:

la ripetizione di un particolare tipo di esercizio

Se senti la spinta e il desiderio a voler raggiungere un certo grado di benessere psicologico il metodo da utilizzare è comunque sempre lo stesso.

Non ti preoccupare, non sto parlando di esercizi, quiz da svolgere o compiti di matematica da fare a casa tutte le mattine per almeno 10 minuti, si tratta di qualcosa di più particolare.

Quelli che sto per dirti sono tutti gli aspetti importanti sui quali ti devi allenare per avere in mano le competenze utili per migliorare costantemente la qualità della tua vita.

 

Da dove si inizia per prendersi cura di sé?

Partiamo da un punto essenziale:

prendersi cura di sé, migliorare il proprio benessere, darsi la possibilità di far crescere la propria personalità sono tutte azioni che si ottengono attraverso la verità.

Sì, si tratta proprio di prendere atto, nel bene e nel male, di quello che via via emerge attraverso la riflessione su se stessi:

  1. immaginare quanto di peggio ti possa accadere in questo preciso momento;
  2. riconoscere che qualora ti trovassi in quella situazione 
  3.  

 

Una della attività utili per prendersi cura di sé è quella di scrivere. 

Semplice, facile, alla portata di tutti, fruibile in ogni momento della giornata. 

Quello che puoi fare per mettere a fuoco le cose è:

  1. annotare su di un taccuino le riflessioni su te stesso: quello che hai pensato, quello che hai sentito intimamente;
  2. scrivere lettere agli amici con lo scopo di rivelare sé stessi, la propria intimità;
  3. appuntare al mattino le intenzioni rispetto alla giornata da iniziare e verificarne poi gli esiti alla sera;
  4. annotare su di un taccuino i sogni che fai.

1.1. Pensare la propria mente (mentalizzare)

1.2. Pensare la propria mente (mentalizzare)

La possibilità di crescere è segno di imperfezione.

Sentirsi bene, essere soddisfatti di sé, avere successo? 

Che cosa vuol dire stare bene psicologicamente? 

Questa è una di quelle domande la cui risposta sembra scontata, ma quando poi ti fermi a pensare davvero a come rispondere più precisamente la faccenda si complica un po’. 

È difficile mettere bene a fuoco una risposta esaustiva che riesce a compredere tutto.

Sapere che cosa significa stare bene psicologicamente non è male ma forse la cosa più importante è sapere come si può fare per conquistare e conservere il proprio benessere mentale. 

Quando parliamo di benessere facciamo riferimento ad una particolare condizione dell’uomo. 

Uno stato di benessere emotivo e psichico nel quale l'individuo è in grado di sfruttare le sue capacità cognitive o emozionali, esercitare la propria funzione all'interno della società, rispondere alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno, stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri, partecipare costruttivamente ai mutamenti dell'ambiente, adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.
(WHO - World Health Organization)

Questo è quanto sostieme l’Organizzazione Mondiale della Sanità. 

Stare bene psicologicamente significa allora, che sei in grado di:

1. sfruttare le tue capacità cognitive e emotive;
2. esercitare la tua funzione all’interno della società;
3. rispondere adeguatamente alle esigenze quotidiane della vita di ogni giorno;
4. stabilire relazioni soddisfacenti e mature con gli altri;
5. partecipare costruttivamente ai mutamenti dell’ambiente;
6. adattarsi alle condizioni esterne e ai conflitti interni.

Sei punti estremamente importanti che possono fare davvero la differenza.

Carol Diane Ryff — psicologa statunitense alla University Wisconsin Madison — sostiene che la struttura sottostante al benessere psicologico è molto più complessa di quanto la letteratura esistente ci faccia credere. 

Il benessere si presenta come un processo multidimensionale e dinamico che comprende vari e molteplici aspetti.

Questi aspetti sono compresi in 6 tipiche macro-dimensioni:

  1. auto-accettazione;
  2. relazioni interpersonali positive;
  3. autonomia;
  4. controllo ambientale;
  5. crescita personale;
  6. scopo nella vita.


Se tieni a cuore il tuo benessere personale… 

Quanto tempo stai impiegando, quante attenzioni, quante energie, quante riflessioni stai dedicando a capire davvero che cosa vuol dire nel tuo caso vivere bene. 

Può essere una cosa da poco, ma è più probabile che, quello che emergerebbe è che forse è molto più apimpio il tempo speso e le energie dissipate per distrarti da questo impegno.

Troppo faticoso, troppo dispendioso — dirai — e poi, a che scopo? 

Ma chi me lo fa fare? Ma che ci guadagno? Tutta fatica sprecata. 

Le cose importanti oggi sono altre.

Tutti pensieri utili a spostare l’attenzione su altro. Su cose ritenute davvero importanti. 

Come non so: il successo, il denaro, la posizione sociale più prestigiosa, la fama. O anche più semplicemente ad offrie una performance di sé sempre maggiore per non deludere nessuno.

Per essere considerati. Amati. Cercati. 

 

 

Fare esercizi su di sé per fiorire, per esprimere con soddisfazione la propria personalità nel mondo, attraverso la propria azione. 

L'antropotecnica

Peter Sloterdijk la chiama così: antropotecnica.

L’insieme delle condotte mentali e fisiche basate sull’esercizio, con le quali gli esseri umani di tutte le culture hanno tentato di escogitare un modo per rendersi immuni dinanzi ai rischi della vita e alla certezza di morire. 

Si tratta — in altre parole — di immaginare la tua vita come un insieme di esercizi (mentali e fisici) che ripetuti, raffinati, interiorizzati, ti permettono di allenarti per dare forma alla massima espressione delle tue potenzialità. 

L’uomo è inteso dunque come Homo repetitivis, Homo artista, individuo in allenamento. 

 

 

Quando ci si espone alla pratica, quando si accetta la sfida di "por mano all'opera", può succedere di dover fare i conti con il fallimento, più che con l'errore, di dover constatare certi limiti delle proprie abilità sui quali non si può intervenire."

L'uomo produce l'uomo attraverso una vita di esercizi.

La strada dell'eccesso conduce al palazzo della saggezza.

Innamorati del processo, non dell'obiettivo

Essere devoti al processo, essere appasionati a quello che si fa quotidianamente. Questo motiva e produce gli effetti sperati. 

Fare ciò che è giusto in ogni momento. 

Lasciamo perdere l’obiettivo. Non è la ricompensa, qualora ci fosse, l’elemento che ci motiva, che ci attre e che ci fa fare cose importanti o straordinarie. 

 

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cccccccccc

(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità del mio paziente).

xxx

Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 14 anni ho accumulato oltre 11.350 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Psicologo analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia del CIPA riconosciuta dal MIUR.

Dal 2019 sono stato iscritto presso l’Albo dei docenti esterni di 1° livello – Area C di Roma Capitale.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma
  • Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018, Roma
  • Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
  • Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
  • XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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