È davvero possibile cambiare la tua vita?

10 settembre 2021

MICHELE ACCETTELLA

Cambiamento
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Una volta, una libellula coraggiosa, era senz'ali e si chiamava larva. Viveva con le sorelline sul soffice fondo di uno stagno.
Ogni tanto arrivava qualche ranocchia si caricava sulle spalle le larvette e facevano il giro di tutto lo stagno.
Guai se arrivava la grande carpa che voleva mangiarsele tutte in un boccone! Allora la larvetta coraggiosa dava l'allarme. Tutte allora sollevavano il fango del fondo con le zampine, l'acqua diventava torbida e la carpa non riusciva più a vederle.
Ogni tanto una larva cresceva più delle altre e veniva presa dal desiderio di salire in superficie. Salutava e diceva "Arrivederci!", ma poi non tornava più.
Le piccole larve erano un po' preoccupate e un po' tristi perché non capivano cosa succedesse alle loro sorelline, finché un giorno la larvetta coraggiosa disse:

«Vi prometto che quando toccherà a me, tornerò a raccontare quello che ho visto, a costo di sfidare la grande carpa!»

E venne quel giorno. Ci furono molti abbracci e qualche lacrima.

La larvetta coraggiosa scelse uno stelo lunghissimo e cominciò ad arrampicarsi, guardando in alto, dove intravedeva onde leggere e scintillanti.
Che fatica! Si sentiva stanca e le zampette le facevano male, ma non volle fermarsi.
L'acqua più in alto era smeraldina e lei aveva troppa voglia di scoprire cosa fosse qualle grande macchia rosa sopra la sua testa, sempre più vicina.
Un ultimo sforzo e in un balzo la larvetta coraggiosa uscì dall'acqua e ricadde su una ninfea appena sbocciata.
Era sfinita e di colpo si addormentò.

Quando il giorno dopo si risvegliò, ai primi raggi del sole, era diventata una libellula. Le erano spuntate le ali, trasparenti e azzurrine, e sapeva volare!
Quante meraviglie!
Tornò allo stagno volteggiando sopra le grandi foglie delle ninfee.
Osservò l'acqua scura e profonda e si ricordò all'improvviso delle sorelline che vivevano là sotto.

Ormai non respirava più nell'acqua come le larve, aveva bisogno dell'aria. Si sentì triste pensando alle larvette che la aspettavano.
Non poteva scendere a raccontare che cosa c'era lassù, ma anche le sorelline un giorno avrebbero volato felici sopra lo stagno.

E la libellula coraggiosa non fu più triste.

Questo delizioso racconto è un estratto della fiaba di Chiara Frugoni dal titolo “La storia della libellula coraggiosa“, dedicato ai bambini che vivono l’esperiena di una perdita, di una morte di una persona amata (nel caso specifico un nonno).


La Frugoni attraverso la storia della libellula coraggiosa ci restituisce un particolare atteggiamento che ha a che fare con l’esperienza del cambiamento e della trasformazione.


Una larva ad un certo punto diventa una libellula.

Il desiderio si impadronisce della larva



Trasformare sé stessi è un’operazione contro natura! 

 

Per migliorare la propria vita, sarebbe bello cambiare atteggiamento, cambiare il nostro comportamento, la nostra vita in poco tempo e senza sforzi.

 

Prova ad immaginare:  svegliarsi al mattino e ritrovarsi direttamente a vivere la vita che vuoi, il benessere che hai sempre desiderato, sentirti al pieno delle tue forze così, magicamente, senza alcun pensiero. Sarebbe bello, no?

 

Qualcosa mi dice che sai già come stanno realmente le cose! 

Quanto tempo e quanto sforzo richiede cambiare le cose, anche solo una qualche piccola abitudine. 

 

Ci vuole una buona dose di intenzionalità, di perseveranza, di autodisciplina e un certo lasso di tempo. Insomma ci vuole un certo esercizio.

 

È un’amara consolazione sapere che “puoi cambiare”, che “puoi sempre migliorare le cose”, che “tutto dipende da te” – come si dice sempre in questi casi. 

 

La verità è che se è così difficile abbandonare un’abitudine, se è così complesso e faticoso rinunciare ad uno modo di vivere, ad un particolare comportamento – per non parlare dei cambiamenti più ingombranti come cambiare lavoro o partner, ecc. – beh, allora vuol dire che tutta la faccenda non è poi così semplice come ci piacerebbe immaginare. 

 

Certo, non è impossibile, ma nemmeno si può dire che sia la cosa più semplice del mondo. 

 

Ma allora, perché cambiare le cose della nostra vita è così difficile? 

 

La risposta è quanto mai semplice ma terribilmente complessa. 

 

Per migliorare le cose della nostra vita, bisogna far migliorare qualcosa in noi stessi. 

 

Ma migliorare sé stessi – questo posso dirtelo con certezza – è uno dei compiti più difficili che ci siano.

 

Ma perché è così faticoso? Perché ci vuole così tanto?

 

Io so esattamente quello che mi fa stare male, so come mi piacerebbe migliorare la mia vita, ho le idee chiare: ma com’è che poi nei fatti è così faticosamente difficile tanto che spesso rinuncio e mi accontento di come stanno le cose?

 

Beh, la risposta è semplice – come al solito – e racchiude in sé il fulcro del problema e la modalità stessa utile da assumere per riuscire davvero a trasformare il proprio modo di funzionare:

 

Migliorare sé stessi, trasformare la propria vita, vuol dire fare qualcosa contro natura.

 

Non è naturale modificarsi, non è una cosa naturale cambiare strada, non ha alcun senso nell’immediato. 

Non è una cosa che avviene naturalmente, occorre uno sforzo grandissimo.

È una forzatura che facciamo intenzionalmente al nostro modo di funzionare automatico. 

 

Perché se si agisse in maniera naturale (“come uno sente”), non ci verrebbe mai in mente di cambiare le cose, al costo di continuare a ripetere uno stile di vita, un modo di fare che sappiamo perfettamente ci mette nella condizione di stare male o di non essere soddisfatti della nostra vita. 

 

Agire in maniera naturale implica assecondare un meccanismo molto arcaico del nostro cervello e della fisiologia del nostro organismo che mira al risparmio, mira a fare economia. 

 

E quand’è che risparmiamo le nostre energie? Ovviamente quando facciamo sempre le stesse cose, quando ripetutamente mettiamo in atto gli stessi meccanismi, le stesse modalità di pensiero, le stesse reazioni agli stessi stimoli di sempre. 

 

E anche quando ci troviamo in situazioni nuove tutto il nostro organismo si muove affinché siamo messi nella condizione di poter reagire con gli stessi schemi abituali: 

 

insomma un meccanismo interno “decide” che quella che stiamo vivendo è un’esperienza che tutto sommato “assomiglia” alle altre già conosciute, per cui possiamo reagire come abbiamo sempre fatto.

 

Inutile dire che l’obiettivo di questo meccanismo automatico è la conservazione del proprio status. Nulla deve cambiare, perché cambiare implica: 

uno sforzo (consumo di energie);

un pericolo (novità);

una crisi (messa in discussione dei modelli di sé precedenti). 

 

Chi ce lo fa fare? Ecco appunto, chi te lo fa fare! 

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 14 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Introduzione

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La possibilità di crescere è segno di imperfezione.

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(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità del mio paziente).

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Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 15 anni ho accumulato oltre 12.450 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Sono Psicologo Analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” del CIPA riconosciuta dal MUR.

Dal 2019 sono stato iscritto nell’Albo dei docenti esterni di 1° Livello – Area C di Roma Capitale.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma
  • Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018, Roma
  • Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
  • Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
  • XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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