Il dolore psichico è un sintomo o un simbolo?

07 luglio 2021

MICHELE ACCETTELLA

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Una delle difficoltà che spesso mi capita di incontrare quando vedo per la prima volta un nuovo paziente è quella di rendermi conto del fatto che egli giunge in terapia con una aspettativa e una modalità tipica di quello che si aspetta.

Questo modello ha a che fare con la convinzione che il processo della psicoterapia funzioni sostanzialmente come la maggior parte delle attività contemporanee.

Che abbia, in altre parole, la medesima struttura di funzionamento razionale di qualsiasi altro processo evolutivo:

si parte da una situazione critica (il sintomo), si fanno delle azioni (si va da un terapeuta), e si ottiene una estinzione del sintomo dopo un certo tempo ragionevole. 

Questa equazione lineare,  

  • SINTOMO → TERAPIA → GUARIGIONE


certamente non errata, si porta appresso però un modello preciso legato strettamente alla cultura dominante – il modello scientifico -, in cui siamo immersi costantemente, spesso a nostra insaputa.

Il modello scientifico, assunto a modello elettivo per la strutturazione di ogni processo esecutivo che ci riguarda, nella sua linearità è quello che banalmente possiamo sperimentare quando prendiamo un’influenza:  

  1. si manifesta il sintomo (infezione); 
  2. prendiamo un farmaco adatto (terapia);
  3. aspettiamo un tempo congruo;
  4. i sintomi spariscono (guarigione).

Tutto coerente. Tutto lineare. Perfetto. 

Dov’è allora il difetto in questa equazione? in questo modello?

Quando parliamo di malessere psichico, quando parliamo di vissuti, motivazioni e di comportamento umano, quel modello scientifico viene meno. Risulta essere profondamente insufficiente e inefficace per definire esattamente una metodologia e un intervento che siano davvero soddisfacenti.

Questa considerazione presume certamente, un principio a monte imprescindibile. Prevede di fatto una visione per cui il benessere dell’uomo è posto come un indicatore di senso che orienta ogni azione dell’uomo.

Se non è per vivere bene, che senso ha il nostro vivere? Un po’ questo. 

Ci sarebbe certamente da chiarirre, è vero, che cosa si intende per “benessere”. Ma in questo contesto è sufficiente dirsi che il “benessere”, trattandosi di uno stato squisitamente soggettivo, non può essere definito in una maniera generale valida per tutti. 

Proprio per questo motivo, il rischio che si annida in questo scenario che pone il modello scientifico come modello ideale cui aderire anche nell’ambito della psicologia, è quello di sottovalutare due convinzioni non sempre facilmente percepite nel proprio modo di pensare. 

Queste due convizioni riguardano il fatto di:

  1. ritenere erronemanete che il dolore psichico sia trattabile come una qualsiasi “infezione respiratoria” (modello scientifico);
  2. ritenere che la psicoterapia sia paragonabile a una qualsiasi altra terapia medica e, che pertanto, non necessiti di alcuno sforzo attivo da parte del paziente per raggiungere il suo scopo.


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Questa stessa operazione lineare non corrisponde in maniera così puntuale come ci si potrebbe aspettare, al contesto psichico. 

Un malessere viene interpetato come sintomo laddove si immagina che sia il derivato di un certo accadimento, sia il risultato di una concatenazione di processi psichici che 

Tutto questo per un motivo piuttosto semplice ma profondamente complesso che ha a che vedere con il fatto che, il sintomo psichico – indipendentemente dalla sua specificità e della sua gravità – è il precipitato essenziale di un modo particolare di stare al mondo.

Il sintomo dunque, appartiene alla complessità del tuo modo di intendere la vita, i tuoi processi interni, le relazioni, le tue esperienze, i tuoi desideri, ecc.

In parole povere, il tuo sintomo, il tuo malessere, è il risultato disfunzionale del tuo modo di stare al mondo.

Inteso in questi termini, il tipo di intervento della psicoterapia che si persegue è quello di portare la tua personalità ad un livello ottimale di sviluppo che possa determinare una trasformazione concreta della tua vita quotidiana in maniera da essere più adatta a rispondere in maniera funzionale al tuo modo specifico modo di essere.

Quell’equazione lineare citata prima, porta con sé l’evidenza che essa stessa contribuisce ad alimentare il malessere che ti abita in questo momento. 

Dico questo perché in parte il malessere nasce pure dal fatto che esiste una resistenza, una impossibilità nel tuo sentito di poter essere dentro il flusso della vita, aderendo in maniera più funzionale a quelli che sono i tuoi desideri e i tuoi inevitabili mutamenti esistenziali che seguono l’incedere della vita. 

Il malessere allora, è un sintomo o un simbolo di qualcosa di altro?

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 15 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Il sintomo è un simbolo!

Presa secondo quell’equazione 

La possibilità di crescere è segno di imperfezione.

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L'uomo produce l'uomo attraverso una vita di esercizi.

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(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità del mio paziente).

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Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 15 anni ho accumulato oltre 12.450 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Sono Psicologo Analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” del CIPA riconosciuta dal MUR.

Dal 2019 sono stato iscritto nell’Albo dei docenti esterni di 1° Livello – Area C di Roma Capitale.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma
  • Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018, Roma
  • Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
  • Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
  • XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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