28 febbraio 2022 | MICHELE ACCETTELLA

«Noi siamo fatti della stessa stoffa dei sogni». Come interpretare i sogni

Interpretare un sogno

"Noi siamo fatti della stessa stoffa dei sogni,
e nello spazio e nel tempo d'un sogno
è raccolta la nostra breve vita."

(William Shakespeare, La tempesta)

Come scrive Roberto Mussapi:

«Noi siamo della stessa stoffa di cui sono fatti i sogni»: è una frase leggendaria, la pronuncia il mago Prospero in un momento culminante della Tempesta, uno dei capolavori assoluti di Shakespeare e di ogni tempo.

Il mago, duca di Milano esiliato su un’isola caraibica, magica, popolata di voci, paragona la nostra natura umana a quella dei sogni: impalpabili, per definizione, incerti.

Appaiono e si dileguano, tale è la sostanza dell’uomo.

Prospero sta indicando anche la realtà della scena, del teatro, che d’incanto fa apparire storie, eventi, tragedie, tutte destinate a svanire nel nulla quando cala il sipario.

Purtroppo in italiano, si traduce sempre il termine stuff non con “stoffa”, letterale, in un inglese antico e ricercato, non a caso scelto dall’autore, ma con l’approssimativo “sostanza”.

Sostanza è termine generico, sostanza è il ferro, duro e durevole, sostanza è il legno, solido anche se corruttibile, sostanza è l’acqua scorrevole e impalpabile, sostanza sono tante cose, solide o inconsistenti, più o meno dure o malleabili.

La stoffa invece è una sostanza particolarissima: nasce dalla tessitura di fili, da un disegno che crea quella particolare, unica sostanza, dal nulla.

Prima della stoffa, infatti, c’è il vuoto: la trama, a poco a poco, ordisce un tessuto, che acquista fisionomia, ma non solidità.

Copre il nostro corpo o le pareti, o un mobile, o le finestre da cui si vedrebbe il paesaggio, mutando l’aspetto di tutto ciò che ammanta: stoffa sono i costumi degli attori, i lenzuoli dei fantasmi, stoffa è ciò che prende forma e illude proprio in quanto privo di consistenza propria.

Ecco che dire che siamo della stessa stoffa dei sogni significa affermare la nostra natura effimera ma anche magica:

nati dal nulla, da una trama invisibile, ci muoviamo leggeri sulla scena del mondo, e ciò che muove, ci anima, è un mistero celato da quel tessuto.»

 

 Siamo noi stessi allora, ciò che sogniamo! 

Come tutto quanto esiste nella nostra esperienza di vita, nel nostro mondo interno e nell’accadere degli eventi “esterni” a noi, il sogno è la nostra “stoffa”, la struttura, l’essere stesso della nostra personalità.

Il sogno, in questo senso, è un simbolo. 

Ha a che fare con qualcosa che prova a “mettere insieme” elementi del nostro momento presente, dei vissuti emotivi che sono significiativi per noi in questo dato momento e provano a definire un rinvio a qualcosa di altro da sé stessi. 

Per questo il sogno esige un lavoro

la persona che ha un sogno è chiamato a corrispondere con il suo impegno verso qualcosa che non può essere eluso.

 

In un altro mio articolo dal titolo Qual è il significato dei sogni? Analisi e interpetazione dell’attività onirica ho cercato di definire una sorta di introduzione al tema del sogno e del suo significato.

In questo articolo cerchiamo di andare un po’ più a fondo rispetto al senso da assegnare ad un sogno e quale può essere il modo più corretto per approcciarsi alla forma e ai  contenuti onirici.

Vediamolo insieme. 

 

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 16 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Come si interpreta un sogno? Sogni epifanici e sogni episodici

Prometeo Incatenato

Partiamo intanto col definire qual è lo scenario all’interno del quale ci muoviamo quando ci approcciamo alla analisi di un sogno e al suo possibile senso all’interno della tua vita quotiana.

Con le parole di Jung tratte dal suo saggio su L’analisi dei sogni, possiamo intando dirci quello che il sogno non è!

Il sogno non è affatto un confuso miscuglio di associazioni causali e assurde, come si ritiene generalmente, e neppure una semplice conseguenza di stimoli somatici durante il sonno, come molti credono, ma un prodotto autonomo e significativo dell'attività psichica e, come tutte le altre funzioni psichiche, è suscettibile di un'analisi sistematica. (Carl G. Jung)

Certamente una delle cose più importanti che bisogna dire subito è che  un sogno, se viene sganciato dalla particolare condizione attuale del sognatore, non significa più nulla!  

Un sogno è un prodotto naturale della tua psiche che emerge in un dato momento, in una data situazione specifica. 

Evidentemente è qualcosa che emerge naturalmente e si manifesta indipendentemente dalla tua volontà. 

A questo sogno assegniamo un valore, proprio perché, nonostante la sua particolarità, ne riconosciamo una certa funzione.

Insomma, questa cosa chiamata sogno può essere adoperatoro come strumento che dona significato a certi contenuti e a certe forme per il sognatore.

Per questo, se si pretende di interpretare un sogno solo ed esclusivamente a partire dal suo contenuto, senza ancorare questo contenuto alla forma della situazione attuale della psiche del sognatore, quel sogno può di fatto significare qualsiasi cosa.

E dunque: quando un contenuto onirico è inteso nella sua possibilità di rinviare a qualsiasi altra cosa, quello stesso contenuto cessa di avere un significato.

Potremmo dire che:

 Se tutto è possibile, nulla ha più senso!  

Questa cosa è bene affermarla con forza per resistere alla tentazione di andare a fare una ricerca su Google per cercare di ottenere significato a quella particolare immagine che si è mostrata in un sogno. 

Se ti è capitato di fare una cosa simile suppongo sia stata una rierca un po’ deludente. Niente di veramente utile. 

Qualche volta mi capita di ricevere messaggi da persone che non conosco che, sulla scia di un’urgenza particolare mi pongono domande simile a questa che hanno più o meno lo stesso valore:

“Dottore, ho sognato dei raghi che minacciosi mi salivano addosso” – che cosa significa?

“Sto facendo sogni strani. Sogno spesso mio padre che non c’è più da tanto tempo: che cosa vuol dire?”

ecc., ecc. 

Ora, sia chiaro:

mi rendo conto che domande del genere nascono da un desiderio di comprensione di sé genuino e valido, un modo che, sulla scia di un turbamento emotivo magari suscitato da una immagine particolarmente toccante di un sogno, viene assecondato per arrivare ad avere una qualche risposta che dia senso a quanto accade.

Capisco che il desiderio sia quello di ricevere una sorta di “indicazione” valida, ma inevitabilmente per avere un qualche senso, il sogno interpetato deve essere collocato all’interno del mondo del sognatore (mondo interno e mondo esterno).

Purtroppo però l’impostazione della domanda rappresenta un modo che può rivelarsi poco utile per trarre davvero qualcosa di importante e significativo dal un sogno.

Da un certo punto di vista questo approccio, per così dire “oracolare” al sogno appartiene a una modalità tipica della storia dell’umanità, che leggeva il sogno come una epifania

una figura autorevole compare al sognatore e pronuncia un messaggio significiativo. 

I sogni epifanici trasmettevano avvertimenti e segnali che giungevano da una divinità. 

Si tratta di una forma tradizionale di approcciarsi al sogno che, attraverso i secoli, ha definito “il modo” tipico di confrontarsi con un sogno.

Esempi storici di questa modalità tradizionale ci sono pervenuti attraverso personaggi o da racconti di autori come Artemidoro, Svetonio, Erodoto, Callimaco, Cicerone, Plinio il Vecchio, Sant’Agostino, Paolo di Tarso, Saffo, Galeno, Elio Aristide, ecc. 

Quindi, per certi versi, si sta di fatto facendo riferimento ad una modalità culturalmente presente nella storia dell’umanità e che evidentemente — a pieno titolo — esiste e si manifesta anche oggi.

 

Se un sogno viene sganciato dalla particolare condizione attuale del sognatore non significa più nulla!

Sogno Giacobbe

Tra il XII e il XIII secolo — secondo quanto scrive William V. Harris nel suo libro Due son le porte dei sogni. L’esperienza onirica nel mondo anticoalcuni pensatori dell’area cristiana occidentale cominciarono ad assumere, nei confronti del sogno, un atteggiamento nuovo, meno religioso e più in linea con la filosofia cotemporanea.

Fino a quel momento era possibile che dèi e altre figure sovrannaturali fossero coinvolte nelle esperienze umane; pertanto anche il sogno veniva letto in questa chiave, ossia come fenomeno epifanico.

Alla vigilia dell’illuminismo il sogno epifanico inizia ad estinguersi (almeno in Europa), per lasciare il posto al sogno episodico:

un modo di intendere il sogno come una sequenza di eventi.

A partire da questo momento storico, il sogno non ha più lo statuto di messaggio premonitore o di avvertimento (modello onirocritico antico), ma restituisce letteralmente ciò che accade nella psiche del sognatore. 

In questo senso — potremmo dire a partire dall’Interpretazione dei sogni di Sigmund Freud — il sogno viene letto come l’evidenza del mondo interno del sognatore, dei suoi desideri rimossi.

In senso più ampio, successivamente, fu proprio il contributo e la riflessione che diede al sogno Carl Gustav Jung a ampliare e a perfezionare l’indagine intorno alla natura e all’interpretazione del sogno.

In un recente articolo di Christian Roesler, professore di Psicologia Clinica presso la Catholic University of Applied Sciences Freiburg, Karlsstr in Germania, apparso sul Journal of Analytical Psychology, dal titolo «Jungian theory of dreaming and contemporary dream research – findings from the research project ‘Structural Dream Analysis’», sottolinea come, diversamente dalla teorizzazione di Freud che concepiva la funzione del sogno a protezione del sonno distorcendo l’inconscio significato del sogno, Jung sostiene invece che il sogno rappresenti la situazione attuale della psiche del sognatore in forma simbolica: 

compresi certamente i suoi aspetti inconsci.

Per Jung il sogno compensa l’atteggiamento cosciente del sognatore restituendo alla sua attenzione le parti della sua personalità che non sono ancora state integrate e che si manifesterebbero proprio attraverso i conflitti personificati nei sogni.

Christian Roesler ha dedicato diversi studi alla …

Christian Roesler

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Jung «[…] il sogno di una persona colta è diverso da quello di un incolto. Nel sogno c’è qualcosa di individuale: essa corrisponde alla disposizione psichica dell’uomo.» (Carl G. Jung, L’analisi dei sogni).

Lo stato mentale nel quale emerge un sogno, quel particolare sogno, in quel particolare momento storico della tua vita, è strettamente connesso alla tua storia. 

Jung: «Un’indagine che affermi del suo oggetto che è improprio, irreale e “nient’altro che … “, non ha mai portato nessun contributo alla conoscenza.» (Carl G. Jung, Simboli onirici del processo di individuazione)

Jung: «Quanto più a lungo un sogno rimane spontaneamente nel ricordo, tanto maggiore è l’importanza che gli va attribuita.» (Carl G. Jung, Saggio di esposizone della teoria psicoanalitica)

Per Jung il sogno compensa l'atteggiamento cosciente del sognatore restituendo alla sua attenzione le parti della sua personalità che non sono ancora state integrate e che si manifesterebbero attraverso i proprio conflitti personificati nei sogni.

Non mi deve importare che il risultato delle mie riflessioni sul sogno sia verificabile o sostenibile scientificamente: perseguirei così solo uno scopo secondario, autoerotico. Devo accontentarmi che esso dica qualcosa al paziente e dia nuovo impulso alla sua vita. Il mio unico criterio legittimo dev'essere che i miei sforzi "siano efficaci"; alla passione scientifica che mi porta a indagare perché ciò avvenga riserverò il mio tempo libero. (Jung, Scopi della psicoterapia)

Questo approccio di Jung al sogno interviene proprio quando non si sa più dove “battere la testa” , ma meditando a lungo e abbastanza a fondo su un sogno si arriva quasi sempra a qualcosa (Jung, Scopi della psicoterapia). 

Come afferma Jung: 

«L’attività creatrice dell’immaginazione strappa l’uomo ai vincoli che lo imprigionano nel “nient’altro che …”, elevandolo allo stato di colui che gioca.» (Carl G. Jung, Problemi generali di psicoterapia)

 

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 16 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Secondo Eschilo, due sono i doni che Prometo ha offerto all’uomo:

l’oblio dell’ora della morte grazie al “farmaco” della speranza;

e il fuoco (la tecnica).

… 

 

 

Qual è il significato di un sogno?

Ho fatto un sogno – 

mi dice un mio paziente mentre cerca freneticamente nello zaino per recuperare un foglio scritto in fretta, qualche appunto, un disegno distrattamente abbozzato subito dopo il risveglio consapevole, per esperienza, che sarebbe svanito altrimenti da lì a breve. 

Alla fine, tira fuori un foglietto stropicciato .. 


Ce chi amette di non sognare mai. 

Ce chi scarabocchia qualche nota, qualche appunto sparso, qualche flash, su un pezzo di carta, il primo che trova: scontrini del bar, biglietti della metro, vecchie pagine di agende superate strappate al momento, il restro di post-it lasciati sullo specchio del bagno, ecc. 

Ce chi, ligio al dovere, si sforza di appuntare i propri sogni perché è quello che ha suggerito l’analista, come un compito da fare a casa per fare comunque il proprio dovere. 

C’è chi registra la propria voce sul telefono mentre, con la voce roca e assonnata, cerca di fissare i ricordi del sogno appena vissuto. Per poterlo dimenticare presto.

Altri pazienti, più metodici, più ordianti e classificatori, appuntano i loro sogni sul PC: 

hanno un “Diario dei sogni” digitale, organizzato per date e titoli assegnati per ciascun sogno, noché per tag rispetto alle tematiche dominanti che possono raggruppare seguendo una sequenza logica precisa.

Io, personalmente, da circa vent’anni, appunto i miei sogni su dei taccuini Moleskine che ho a portata di mano vicino al letto. 

Per esperienza so che se non conservo, al risveglio, lo stato psichico simil sognante, l’atmosfera leggermente sospesa della mente, riesco ad annotare facilmente il sogno sul taccuino, rischio di non avere poi modo di recuperare l’intera sequenza del teatro onirico del sogno.

Dopo aver appuntato il sogno, rileggo e recupero nella mente l’intera scena onirica. Ne ripercorro i punti salienti, i cambi di scena, i vissuti emotivi.

Non faccio altro. In questo semplice modo, riesco a portare con me il sogno nella giornata o nei giorni successivi. 

Insomma: il modo stesso 



Il sogno di Chuang Tzu

Per poter funzionare come messaggero di una verità a venire, il sogno deve essere interpretato - e cioè deve essere inteso non per ciò che dice, ma per ciò a cui rimanda indirettamente.

La vita è sogno_Calderon de la Barca

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Borges_Libro di sogni

Chang Tzu sognò di essere una farfalla e al risveglio non sapeva se era un uomo che aveva sognato di essere una farfalla o una farfalla che ora sognava di essere un uomo.

Herbert Allen Giles, Chuang Tzu Tweet
Viaggio nella terra dei sogni

Nei sogni cominciano le responsabilità perché sono proprio i sogni che nei loro impalpabili nidi cullano i nostri desideri nascenti e più elementari

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Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 16 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Michele Accettella_psicologo_psicoterapeuta Roma

Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 16 anni ho accumulato oltre 14.650 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Sono Psicologo Analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” del CIPA riconosciuta dal MUR.

Dal 2019 sono stato iscritto nell’Albo dei docenti esterni di 1° Livello – Area C di Roma Capitale.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Inaugurazione Anno Scientifco 2022 – CIPA, 22 gennaio 2022, Roma
  • Introduzione alla presentazione del docufilm “Fellini e l’Ombra” di Catherine McGilvray, Cinema Farnese, 20 gennaio 2022, Roma
  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma
  • Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018, Roma
  • Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
  • Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
  • XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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