Nella linga greca — ci spiega Andrea Marcolongo — il termine duale indicava un numero concreto, un numero umano e non matematico.
Il dermine duale serviva per dare senso alle relazioni tra le cose e tra le persone; per segnalare in maniera particolare la presenza di una speciale relazione tra le due cose o le due persone.
Qualcosa di non misurabile, ma evidentemente intuibile e, dunque, presente tra le due entità.
Nel mondo delle relazioni intime il termine, a mio parere, resituisce benissimo il valore particolare che può e deve esisterne tra due persone per far sì che esista davvero una particolare relazione di coppia che ben si possa distinguere da un mero noi due.
Parto da quì per provare ad identificare questo “qual cosa” che chiamiamo “mente di coppia” che, evidentemente, fa riferimento ad un ente terzo, specifico e irripetibile, che può nascere solo dall’incontro tra due specifiche persone che si adoperano per dare vita a questa cosa chiamata coppia o, per meglio dire, nel dare vita a quella che possiamo chiamare una mente duale.
Coloro che hanno avuto il raro privilegio di amare davvero sapranno sempre distinguere la differenza di intensità e di rispetto che intercorre tra pensare "noi due" e "noi"; ma più non lo sanno dire. Per dirlo, infatti, ci vorrebbe il duale del greco antico.
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Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 15 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità.
Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — per far emergere e sviluppare al meglio gli aspetti complessi della tua personalità, conquistando con questo una maggiore soddisfazione di vita.
Nel modello sviluppato presso il Tavistock Institute of Human Relations e nella tradizione psicoanalitica delle relazioni oggettuali (es. Wilfred Bion, Donald Winnicott, Henry Dicks, Stanley Ruszczynski, ecc.), per “mente di coppia” o “coppia creativa” si intende una condizione evolutiva in cui la coppia sviluppa una funzione mentale condivisa.
Non si tratta semplicemente “andare d’accordo” si tratta di vivere la coppia come uno spazio psichico altro, terzo, che pensa, contiene e trasforma l’esperienza di entrambi.
La coppia, in questo senso, funziona come una mente duale, frutto della condivisione dei partner, in grado di:
Situazione
Uno dei due partner torna a casa irritato dopo una giornata difficile e attacca l’altro con tono polemico.
In una coppia che non ha ancora sviluppato una mente di coppia accade che:
Quando esiste una mente di coppia (creativa), accade che il secondo partner riesce a dire:
“Mi sembra che oggi sia stata una giornata molto dura. Forse quello che sta succedendo tra noi c’entra anche con quello.”
La mente di coppia garantisce che:
Situazione
Uno dei partner perde il lavoro.
Nella coppia difensiva:
Nella coppia creativa:
Situazione
Un figlio entra nell’adolescenza e diventa provocatorio.
In una coppia non integrata:
Nella coppia con mente condivisa (creativa), i due partner parlano tra loro:
Situazione
Uno dei partner sente il desiderio di cambiare vita (studio, lavoro, progetto creativo).
In una coppia fragile:
In una coppia creativa:
Situazione
Discussione ricorrente sulla gestione del tempo libero.
Nella coppia difensiva:
Per una coppia creativa:
A un certo punto uno dei due dice: “Forse litighiamo sempre su questo perché per me stare insieme significa sicurezza, mentre per te significa libertà.” Il conflitto diventa strumento di conoscenza reciproca.
Questo è un livello ancora più evoluto.
La coppia riesce a:
In questo senso la coppia diventa spazio simbolico condiviso.
Le patologie psichiche relative alla relazione di coppia non consiste principalmente nelle dimensioni di conflitto, ma nella perdita della funzione simbolica della relazione.
Quando la coppia non riesce più a trasformare l’esperienza emotiva in pensiero condiviso, il campo della relazione collassa in forme di fusione, scissione e ripetizione.
Le 3 grandi patologie che impediscono ai partner di generare una “mente di coppia” sono:
Indicatori clinici della “mente di coppia”
Segnali osservabili:
Quando questi elementi sono presenti, la coppia non è più solo relazione tra due individui, ma diventa sistema psichico emergente.
In quanto processo di costruzione che non si dà mai una volta per tutte, la coppia è un processo costruttivo, di edificazione costante.
Si tratta di un processo relazionale costruttivo, che segue un andamento non lineare e che, come tale, rappresenta l’insieme di azioni di cura da parte dei partner che si espongono ad un evento di per sé destabilizzante per le individualità dei partner.
Questa caratteristica prevede dunque, una particolare capacità dei membri della coppia di tollerare la frustrazione della perdita della identità iniziale e dei modelli relazionali precedenti la nascita della coppia.
La relazione di coppia, intesa come luogo creativo indirizzato alla crescita psicologica, è una relazione che prevede:
Tutti questi aspetti concorrono all’elevazione della vita psicologica dei partner e alla edificazione di un irripetibile “terzo” creativo da coltivare, alimentare e portare alla luce.
Il matrimonio — scrive Jung — è una relazione psicologica, uno stadio particolare dell’evoluzione psicologica dell’uomo.
Non è per tutti.
La vita psichica è un’evoluzione che può fermarsi anche ai livelli più bassi.
Pertanto la coppia è una sfida evolutiva di presa di coscienza che, come ogni processo di presa di coscienza, implica sempre una certa dose di profondo turbamento.
Sviluppare una mente di coppia, o una mente creativa di coppia, significa rivolgersi alla relazione di coppia come ad un luogo psicologico, particolare, “altro” rispetto ai singoli partner, diverso pure dalla mera capacità di saper gestire con grande affiatamento le faccende della routine familiare.
Si tratta di destinare una parte della propria psiche ad un altra struttura di senso, un altro elemento, il duale — come lo abbiamo definito — dove la forma di ciò che emerge è dato dal contributo individuale di ciascun partner.
Ciò che viene generato, ciò che emerge, è un’opera particolarissima e irripetibile che, se riconosciuta dai due partner con consapevolezza, è produttrice di maggiore benessere psicologico.
Michele Accettella
Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In oltre 15 anni ho accumulato più di 15.000 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta.
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.
L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Sono Psicologo Analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” del CIPA riconosciuta dal MUR.
Dal 2021 al 2025 sono eletto Segretario scientifico e Direttore della Scuola di psicoterapia dell’Istituto di Roma del CIPA.
Dal 2019 sono stato iscritto nell’Albo dei docenti esterni di 1° Livello – Area C di Roma Capitale.