22 giugno 2019

Omosessuali si nasce o si diventa?

Gay si nasce o si diventa

in sintesi

Omosessuali si nasce o si diventa? 

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Il 31 marzo 1952 un giovane quarantenne inglese viene arrestato dalla polizia.

Il reato contestato è quello di “grave oscenità e condotta indecente” per via della sua riconosciuta omosessualità. 

Dopo un breve processo viene condannato: può scegliere di scontare la sua pena con due anni di carcere oppure con la castrazione chimica tramite assunzione di estrogeni.

Il giovane sceglie per la castrazione chimica.

La terapia a base di estrogeni gli causò un forte calo della libido e lo sviluppo dei seni. 

Quella terapia fu di fatto, una vera e propria tragedia psicologica! 

Trascorrerà due anni in uno stato di depressione grave che alla fine lo porteranno disperatamente al suicidio.

Questo giovane uomo si chiamava Alan Turing

Laureato a Cambridge, un dottorato di ricerca a Princeton, membro della Royal Society di Londra, il 7 giugno 1954 morde una mela intrisa di cianuro e mette fine all’umiliazione subìta, al suo dolore e alla sua vita.

Era stato l’uomo che aveva decifrato le macchine Enigma tedesche durante la seconda guerra mondiale e contribuito alla fine della guerra.

Per la legge britannica, in vigore dal 1885, Alan Turing aveva commesso un reato grave punibile duramente. 

Il reato di omosessualità.

Nel 2013, a 60 anni dalla morte, la Regina Elisabetta II accoglie la grazia postuma per uno dei più brillanti geni della matematica dell’epoca moderna.

Il governo del Regno Unito, dalla voce del primo ministro Gordon Brown, pronuncerà le scuse ufficiali per il trattamento omofobico riservato ad Alan Turing.

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Gay si nasce o si diventa? Perché questa domanda è sbagliata.

La domanda Omossessuali si nasce o si diventa? sembra essere molto diffusa.

Attraverso il senso comune prima o poi ci si interroga in questi termini secondo questa dicotomia.

E da qui nascono a volte le più bizzarre considerazioni circa il tema dell’orientamento sessuale e dell’omosessualità nello specifico.

A questo proposito Vittorio Lingiardi, professore di psicologia dinamica presso l’Università Sapienza di Roma ci mette in guardia da questo tipo di domande: 

La domanda, «Si nasce o si diventa?» — a suo modo di vedere è del tutto inevitabile. 

L’unico fatto però importante da tenere veramente presente è che la domanda è sbagliata!

La domanda — dice Lingiardi — è mal posta perchè è figlia di due pregiudizi:

    1. che tutti nasciamo come tabulae rasae, vuoti, pronti ad essere plasmati dall’ambiente esterno;
    2. che nasciamo già programmati per specifici gusti, desideri, comportamenti.


L’errore fondamentale sta nel fatto di porci nella condizione binaria: o questo, o quello! 

Come se fossimo nella scomoda posizione di dover scegliere in maniera netta.

Detta in altri termini la domanda diventerebbe, allo stesso modo la seguente:

L’omossesualità ha una base genetica? Oppure, è il risultato di un apprendimento?

Approcciando il tema attraverso questa visione binaria, si corre un rischio non indifferente di categorizzare il comportamento dell’uomo e di creare una sorta di definizione che condiziona poi inevitabilmente ogni riflessione successiva.

In questo scenario quello che succede è che si crea una gerarchia specifica, per cui:

attivo diventa meglio di passivo;

maschio è meglio che femmina;

alto è meglio che basso;

etero é meglio di omo, e così via.

Scrivo poesia perché i miei geni e cromosomi si innamorano di ragazzi e non di ragazze

Omosessuale è un termine introdotto per la prima volta negli anni Sessanta del XVIII secolo. 

Nella cultura occidentale, fino ad allora, l’omosessualità aveva a che fare con un paticolare comportamento peccaminoso o criminale.

Temini come “effeminato” (in inglese molly) era utilizzato nella Londra del XVIII secolo per riferirsi a degli uomini omosessuali che si incontravano nelle molly houses.

Nella nostra cultura, lo sviluppo della consapevolezza del proprio orientamente sessuale si costruisce da vergini, prima ancora di aver provato un qualsiasi tipo di esperienza sessuale con un partner.

Quindi, di fatto, non c’entrano le varie esperienze concrete che si sono avute durante la vita.

Parliamo di orientamento sessuale ossia, del modo particolare che ognuno di noi ha di orientare in maniera del tutto naturale e non intenzionale la propria sessualità.

Che cosa significa?

Significa sottolinera che il tuo orientamento sessuale, la tua attrazione verso persone del sesso opposto al tuo o del tuo stesso sesso, avviene in maniera del tutto spontanea, senza alcuna scelta intenzionale. 

Non si sceglie ad un certo punto di essere eterosessuali, come allo stesso modo non si sceglie di essere omosessuali.

Accade e basta.

Se provassimo a chiedere a qualsiasi persona eterosessuale che cosa li ha resi eterosessuali, molto probabilmente ci risponderebbero che non c’è stata una vera e propria scelta, ma che in maniera del tutto spontanea si sono sentiti attratti da persone del sesso opposto al loro.

Una cosa simile anche per l’omosessualità.

L’orientamente sessuale rappresenta allora, uno degli aspetti significativi appartenenti alla diversità che contraddistingue ogni essere umano. 

Va dunque letto e approfondita in questa ottica.

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Amore per lo stesso sesso_omosessualità

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Teniamo da conto pure il fatto che soltanto dal 1973 l’American Psychological Association — una delle più grandi organizzazioni al mondo di psicologia — ha definitivamente smesso di considerare l’omosessualità come una forma di psicopatologia o disturbo della personalità.

Nel 1987 l’omosessualità è stata considerata come una delle varianti non patologiche dell’orientamento sessuale.

 

 

Lasciamo perdere le fantasie sull'abuso

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Sintomi comportamentali:

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4. Q

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(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità del mio paziente).

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Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 13 anni ho accumulato oltre 10.640 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”. Psicologo analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia del CIPA riconosciuta dal MIUR.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma
  • Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018, Roma
  • Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
  • Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
  • XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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