3 marzo 2019 | MICHELE ACCETTELLA

Perché senti il desiderio di tradire? Senso e significato psicologico del tradimento​

Perchè voglio tradire

Tradire. Parola grossa. Che significa tradimento?
Di un uomo si dice che ha tradito il paese, gli amici, l'innamorata. Prima deve esistere un vincolo morale. L'unica cosa che l'uomo può tradire è la sua coscienza.

Introduzione

Si tradisce la fiducia. Si tradisce la parola data. Si tradisce una promessa. 

Quando si parla di tradimento si parla di un atto che riguarda prettamente la sfera culturale. In quanto tale allora, tradire significa prendere coscienza di sé. 

L’esperienza del tradimento ha inevitabilmente a che fare con la possibilità di emanciparsi alla vita. 

Tradire la propria origine, la propria famiglia, il proprio padre, la propria madre, il proprio partner, significa pure superare i legami originari con quanto ci appartiene e avere il coraggio di comprendere il proprio desiderio di essere sé stessi.

Tradire” significa etimologicamente “Consegnare” (dal latino trādere).

La parola “Tradisco deriva pure dal latino trado che implica nel suo significato un passaggio, dare qualcosa all’altro che passa da una mano all’altra.

Rappresenta dunque, l’atto del consegnare, dell’affidare, di tramandare, dell’insegnare all’altro.

Allo stesso modo, nella sua forma riflessiva (se tradere) significa abbandonarsi a una persona, dedicarsi ad una attività.

Il sostantivo traditio significa: consegna, insegnamento, racconto, trasmissione di racconti, tradizione (una traduzione per esempio ha anche il significato di un dare in custodia all’altro: si dice appunto che le guardie carcerarie fanno una traduzione di un detenuto per trasferirlo da un posto all’altro).

Traditor ha un duplice significato: sta ad indicare sia il “traditore“, sia “chi insegna“.

Paradossalmente allora — come scrive James Hillman nel suo libro Puer aeternus —:

la capacità di tradire gli altri è affine alla capacità di guidare gli altri.

Dal tradimento per eccellenza che è stato quello di Giuda — per la nostra tradizione giudaico-cristiana — il termine, usato nei Vangeli, è stato storicamente caricato di un’accezione prettamente negativa.

Di fatto però, il significato attribuito al tradimento rinvia appunto a qualcosa che ha a che fare sia con una dimensione prettamente negativa, sia come forma di insegnamento.

Tradire significa dunque, compiere un passaggio.

Trasferire qualcosa da una persona all’altra.

Ma di che cosa stiamo parlando quando parliamo di tradimento? 

Che cosa significa tradire la fiducia di un’altra persona? 

E soprattutto, perché sento il desiderio di tradire nonostante non vi sia nulla che non va nella mia relazione di coppia?

Nella mia esperienza clinica il tema del tradimento, nelle sue diverse declinazioni, è spesso presente. 

Per un tradimento del partner ci si dispera, è un tipo di esperienza che lacera e apre uno scenario nell’intimità di quella persona che era totalmente fuori dal suo immaginario. 

Il  tradimento, al suo fondamento è sempre un tradimento verso sé stessi

Verso quell’unicità che eavamo prima messa in crisi ora dal tradimento stesso. 

Si accompagna con un dolore e una frustazione spesso lacerante, anche quando si tratta di scegliere di rinunciare a qualcosa. 

Se ci pensiamo bene, tradiamo noi stessi ogni volta che rinunciamo a dare espressione e vitalità ad una parte della nostra personalità. 

Ogni volta che rinunciamo, per tanti motivi, a rendere viva quella parte della nsotra personalità attraverso l’esperienza.

In questo articolo proviamo a vedere un po’ di più da vicino con che cosa abbiamo a che fare quando parliamo di tradimento e quale portata ha il tradimento nella tua vita personale e relazionale.

Sono Michele Accettella, psicologo, psicoterapeuta, analista junghiano a Roma. Da oltre 16 anni aiuto le persone a migliorare la qualità delle loro vite attraverso la crescita della personalità. Il mio lavoro consiste nel creare le migliori condizioni possibili — all’interno della relazione terapeutica — affinché possano svilupparsi al meglio i vari aspetti della tua personalità e conquistare con questo una maggiore soddisfazione di vita.

Che cos'è il tradimento?

Possiamo essere traditi davvero soltanto là dove ci fidiamo davvero. Più grandi sono l'amore e la lealtà, il coinvolgimento e l'impegno, più grande è il tradimento.
La fiducia ha dentro il seme del tradimento.

Il tradimento è un atto, o un insieme di atti, che minano il significato specifico di un rapporto forte.

Questo è quanto sostiene il prof. Avishai Margalit — filosofo israeliano — nel suo studio Sul tradimento

Il prof. Margalit sottolinea giustamente che il tradimento è un danno provocato ad un rapporto, ma per essere veramente tale deve essere un atto che implica due elementi:

  1. deve esserci un danno, un’offesa ad una vittima;

  2. il danno e l’offesa devono verificarsi tra persone unite da un rapporto forte di appartenenza.

Solo quando l’atto che si compie riesce a minare il significato specifico di un rapporto forte si può parlare veramente di tradimento. 

L’elemento fondamentale sta proprio in questa capacità di ledere la forza del rapporto.

Più forte è la forza del rapporto tra due persone, più grave è l’abuso della fiducia che si esprime nel tradimento.

Il gioco allora, si esprime tra una forte fiducia che esprime l’essenza di un rapporto forte, e l’abuso di quella stessa fiducia.

Da questo punto di vista dobbiamo sottolineare in che cosa consista allora, un cosiddetto rapporto forte.

Ma come è fatto un rapporto forte?

Secondo l’autore lo si riconosce perché:

  1. un rapporto forte è un rapporto munito di qualificazione: mia sorella, mia moglie, mio marito, mio padre, il mio amico, ecc.;
  2. i rapporti forti sono quelli a cui noi teniamo di più: hanno un valore fondamentale per noi; 
  3. i rapporti forti sono quelli che abbiamo paura di perdere o di mettere in discussione;
  4. i rapporti forti sono quelli che ci qualificano e dentro i quali ci riconosciamo;
  5. i rapporti forti sono basati sull’appartenenza: il rapporto si tiene in piedi a prescindere da come agiscono le persone e dal grado di brutalità che possono raggiugere all’interno della relazione;
  6. i rapporti forti non hanno uno scopo: l’obiettivo del rapporto forte è mantenere saldo il rapporto (non sono rapporti strumentali);
  7. i rapporti forti condividono lo stesso passato: hanno una storia e una memoria;
  8. nei rapporti forti ognuno si sente speciale per l’altro.


Il tradimento agisce sul collante che tiene uniti i rapporti umani forti.

Parlare di tradimento significa allora, parlare di un danno provocato ad un rapporto forte.

La forza degli atteggiamenti con cui si reagisce al tradimento è un valido indice della granvità del tradimento, oltre che del modo in cui il tradimento mina i rapporti forti. Il motivo è semplice: è difficile portare avanti un rapporto forte sotto la pressione burrascosa di simili atteggiamenti negativi. Per quanto sofisticate e sfumate possano essere le reazioni, da un punto di vista emotivo è pur vero che il tradimento fa soffrire.

È possibile tradire solo con la mente? 

Immaginare di tradire il proprio partner significa compiere un tradimento?

Benché credo sia irrisolvibile la questione se ci si pone una domanda sul tradimento in questi termini, quello che sicuramente si può dire è che un pensiero o un immagine legata al tradimento è sicuramente in grado di mettere in discussione un rapporto forte.

Questo significa che il fulcro centrale rispetto al quale è utile parlare di tradimento ha a che fare con il determinato potere che un’azione, anche solo immaginata, ha di mettere in crisi un determinato rapporto forte.

Il tradimento allora, diventa l’elemento intorno al quale si riconsidera tutto il rapporto, tutto il suo passato sul quale il rapporto si fonda.

«Nel tradimento il problema non è l’intezione di ferire, ma l’indifferenza nei confronti della vittima, il non preoccuparsene. Quello che fa male è l’indifferenza esasperante

Con il tradimento la persona tradita deduce di non essere importante agli occhi del traditore. 

La scoperta sconvolgente è che il traditore non si preoccupa affatto non tanto dei nostri interessi, quanto di noi.» (Avishai Margalit, Sul tradimento).

È la paura di perdere un rapporto forte e importante unita alla paura di non essere speciali a infondere al tradimento il suo potere devastante (Avishai Margalit)

Il tradimento, se osservato da vicino ha alcune caratteristiche molto particolari.

Per esempio:

  1. il tradimento è asimmetrico, nel senso che tra le tue aspettative e la realtà delle cose c’è una distanza abissale; tra l’immagine che avevi dell’altro rispetto alla manifestazione reale dell’altro c’è uno scarto fondamentale;
  2. il tradimento è asincrono: il tempo vissuto è letteralmente diverso tra chi tradisce e chi viene tradito, non si è più sincronizzati;
  3. il tradimento è collaborativo: non nasce mai dalla volontà specifica di un unico soggetto, ma si realizza inevitabilmente all’interno della relazione; per cui, un tradimento è veramente un atto della relazione;
  4. il tradimento è traumatico, nel senso che interrompe la narrazione lineare e costante della relazione producendo effetti tipici del trauma: ruminazione mentale, ipervigilanza, insensibilità e dissociazione, scatti di rabbia ingiustificati e panico incontrollabile. 


Con una buona dose di onestà, come ha sottolineato bene Aldo Carotenuto, nel suo libro Amare tradire:

«Il tradimento è una delle esperienze più drammatiche che ci siano date perché è l’esperienza della separazione.

La vita non corrisponde ad altro che a una lunga serie di separazioni, perché la nostra esistenza è costellata, sino alla fine, di legami affettivi, e non c’è legame affettivo su cui non si proietti l’ombra inquietante della perdita, della separazione

Se l'uomo fosse libero, non avrebbe bisogno di tradire; eppure è altrettanto vero che se l'uomo non fosse libero, non potrebbe tradire.

Se siamo in vita, l’esperienza della separazione appartiene alla realtà della vita. 

E questo non significa necessariamente abbandonare le persone che amiamo o interrompere certi rapporti forti. 

Significa anche solo semplicemente fare i conti col fatto che certe relazioni affettivamente forti subiscono, col tempo, un cambiamento, chiedono un rinnovamento o una trasformazione per non esaurirsi e morire.

Questa condizione richiede inevitabilmente l’introduzione della tensione emotiva della crisi all’interno della relazione, e questo in parte corrisponde alla profonda natura umana: la sua ambivalenza

L’essere umano è ambivalente.

Ogni relazione si porta dietro un’inevitabile ambivalenza di fondo: esistiamo attraverso l’altro, in relazione con l’altro, ma allo stesso tempo se non avessimo pure una individualità non avremmo mai modo di incontrare davvero l’altro.

In questo senso l’uomo è sempre imprevedibile.

Non possiamo davvero conoscere ciò che agisce in noi stessi fino in fondo, figuriamoci se possiamo essere in grado di sapere esattamente cosa si agita dentro la persona che ci sta di fronte.

Per quanto possiamo essere certi di sapere cosa pensa e come si comporterebbe la persona che ci sta accanto da anni la fiducia stessa, la parola data, la lealtà, sono sempre soggette all’imprevedibilità, proprio per la natura ambigua dell’umano.

In questo, come ha scritto la prof.sa Gabriella Turnatori nel suo libro Tradimenti. L’imprevedibilità nelle relazioni umane, come si riesce a convivere con l’idea della morte, si convive con l’idea del tradimento attraverso una sorta di parziale illusione.

Non possiamo essere costantemente informati di tutti i rischi che corriamo: bisogna tenere distanti dalla nostra consapevolezza tutta una serie di informazioni. 

La nostra struttura evolutiva ha escogitato tutta una serie di meccanismi per tenere sullo sfondo della nostra consapevolezza abituale, una miriade di informazioni che dall’esterno o dall’interno ci possono coinvolgere ma che non necessariamente sono utili sul dato momento.

Per questo i pensieri, le emozioni, le memorie, le percezioni, ecc. sono costantemente selezionati per economicità: abbiamo a che fare costantemente soltanto con una piccolissima parte delle informazioni che ci riguardano. 

E questo, inevitabilmente, limita fortemente la precisione del nostro esame di realtà.

In fondo, viviamo quasi sempre dentro una realtà parzialmente illusoria proprio perché è letteralmente selezionata dai nostri sensi. 

Questo, ovviamente, accade anche all’interno delle relazioni che, potremmo dire, più sono intime, più sono durature, più allora, siamo esposti a quella illusione.

Il tradimento, nel momento in cui si realizza, può svelare non solo a chi è tradito, ma al traditore stesso che è in atto un cambiamento, una ridefinizione: in questo senso costituisce una sorta di rivelazione, di epifania.

Quello che possiamo dire di certo è che alla base di un rapporto forte c’è la condivisione di un particolare segreto.

Di fronte ad un tradimento un rapporto forte subisce una deflagrazione che può compromettere irrimediabilmente la natura stessa del rapporto, proprio perché ciò che viene violato è proprio il segreto intimo della relazione.

Una intimità importante tra due persone effettivamente si consolida condividendo un segreto impronunciabile.

Il rapporto il questo modo acquisisce lo statuto del privilegio.

Condividendo un segreto con un’altra persona si diventa speciali.

Allo stesso modo: condividere un segreto significa esporsi alla possibilità del tradimento

Quando tradisci, all’interno di una relazione forte, quello che si frantuma è proprio questo livello di segretezza.

Di che segreto parliamo? 

Sto parlando di quel particolare fattore difficile da comuniare, indicibile e irrazionale, ma che di fatto ti ha fatto sceglire proprio la persona che hai accanto rispetto a tutte le altre possibili. 

Per fare questa scelta, hai dovuto condividere in maniera intima un particolare «non-so-che», ma che intimamente riguarda in maniera specifica soltanto te e la persona che ti sta accanto.  

Quel segreto rappresenta in qualche modo il codice intimo di un patto non scritto che si è lesionato e spezzato nel momento in cui hai agito il tradimento.

Il tuo tradimento ha interrotto quel particolare vincolo di fiducia che esisteva prima e ha infranto quel dominio della segretezza.

Ora quella cosa non esiste più!

È per questo che, in casi del genere, il tradimento diventa insopportabile:

ciò che viene tradito è il significato simbolico della relazione.

Inutile girarci intorno, parlando di tradimento, si giunge invitabilemente a parlare di relazione di coppia, di tradire la propria partner, o il proprio partner, cercando di trovare pure le più impressionanti giustificazioni o le più forti critiche al grande tema che è quello della monogamia.

Proviamo allora, a chiarirne un po’ i contenuti.

Perché si tradisce? Mettere in crisi il mito della monogamia.

Il matrimonio è la catena più pesante che si possa mettere alla vita di un uomo. Inoltre ci vogliono due persone per portarla. A volte tre.

La definizione di monogamia ed il significato attribuito al matrimonio stesso, nel corso della storia, ha subito una sua particolare evoluzione. 

Se fino a qualche tempo fa per monogamia s’intendeva una persona per la vitaoggi per monogamia si intende una persona alla volta!

Se fino a quache tempo fa il sesso era concepito esclusivamente all’interno del matrimonio, si è passati a separare il sesso dal matrimonio e dalla riproduzione; e attualmente quello che sta avvenendo è che la riproduzione stessa si stia separando dal sesso!

Un tempo si faceva sesso soltanto una volta sposati; oggi, con il matrimonio, si smette di fare sesso con gli altri. O almeno questo è l’impegno con il quale si affronta una relazione di coppia importante.

Queste considerazione ci possono aiutare a definire in maniera più puntuale quali sono gli elementi fondanti una relazione di coppia che duri nel tempo.

Ogni relazione di coppia possiamo dire, ha 3 dimensioni indipendenti sulla quale si fonda:

  1. l’intimità;
  2. la passione;
  3. l’impegno.

Questo è quanto ha teorizzato Robert Sternberg nalla sua Teoria triangolare dell’amore

Quello che Sterberg afferma è che in base a quanto sono alte le 3 dimensioni dell’amore si passerà da un non-amore, dove nella coppia c’è disinteresse o mancanza di amore, sino alla relazione completa dove tutte e 3 le dimensioni sono alte; 

passando per l’infatuazione, l’amore vuoto, oppure nell’amore romantico e amicale.

Secondo la teoria di Sternberg le combinazioni tra le 3 dimensioni — intimità, impegno e passione — darebbero vita a 8 configurazioni tipiche nelle relazioni di coppia.c

Teoria triangolare amore_Sternberg_Tradimento
  1. Quando in una relazione tutte e 3 le dimensioni sono basse quello che si ottiene è un non-amore;

  2. quando all’interno di una relazione di coppia c’è soltanto un’alta passione, ma poca intimità e poco impegno, quello che si ottiene è solo una generale infatuazione;

  3. quando c’è solo un alto impegno, ma sia l’intimità che la passione sono basse, quello che si ottiene è un amore vuoto;

  4. quando c’è un alto impegno e un’alta passione ma una bassa intimità, quello che si ottiene è un amore leggero, un amore fatuo;

  5. quando l’unica cosa che c’è è un’alta intimità ma poco impegno e poca passione, quello che si ottiene è solo una inclinazione;

  6. quando c’è alta intimità e alto impegno ma poca passione, si ottiene un amore amicale;

  7. quando c’è un’alta intimità e un’alta passione, ma poco impegno, quello che si ottiene è un amore romantico;

  8. quando infine, tutte e 3 le dimensioni sono alte, quando c’è contemporanemanete nella stessa relazione di coppia intimità, impegno e passione si genera un amore completo.

Con queste premesse circa il matrimonio si affrontano pure le domande intorno al tradimento:

Perché si tradisce anche quando si è felicemente sposati? 

Esiste un legame di coppia a prova di tradimento? 

Si possono amare due persone allo stesso tempo? 

Si può lasciare una persona anche se la si ama?

Eccetera, eccetera.

Il punto centrale rimane sempre lo stesso, in tutte le comunità del mondo:

se la monogamia è la regola, l’infedeltà è la prassi!

Le convinzioni che hai sulle relazioni extraconiugali inevitabilmente hanno una profonda radice culturale, sono dettate dalla tua cultura di appartenenza e dal sistema di valori che la tua famiglia di origine ti ha trasmesso durante la tua educazione.

La verità è che al di là di quante convinzioni culturali tu possa avere in merito, tutte le giustificazioni che puoi inventarti, i dettami morali che hai accumulato nel corso della tua vita il tradimento dice molto sul matrimonio come istituzione.

Esther Perel, psicoterapeuta belga che vive a New York, esperta di relazioni di coppia, ha dedicato gran parte delle sue ricerche psicologiche degli ultimi 30 anni indagando la natura del desiderio erotico e del bisogno di sicurezza all’interno delle relazioni umane.

In uno speech ai TED Talks del 2015, dal titolo Ripensare l’infedeltà… un discorso per chiunque abbia mai amato, la Esther Perel ha presentato i risultati delle sue riflessioni proprio rispetto al tema del tradimento.

Lo speech dura poco più di 20 minuti e ti consiglio di ascoltarlo fino alla fine, perché ne vale proprio la pena.

(* Sono disponibili i sottotitoli in italiano: premi “play”, poi clicca sulla “nuvoletta rossa” in basso a destra del video e seleziona la lingua italiana).

L’infedeltà è un tema universalmente proibito, universalmente praticato

La verità — ci spiega la Perel — è che la monogamia non ha nulla a che fare con l’amore

«La monogamia è la vacca sacra dell’ideale romantico —  dice l’autrice — poiché conferma il nostro essere speciali. 

L’infedeltà dice: Dopotutto non sei così speciale? Manda in frantumi la grandiosa ambizione dell’amore.» 

Può sembrare una cosa piuttosto strana da dire, ma il fatto è che i bisogni sottesi all’amore sono sensibilmente diversi e opposti da quelli legati al desiderio.

Ti parlo di questo aspetto della monogamia e del desiderio un po’ più diffusamente nel paragrafo successivo, se vuoi andare direttamente clicca qui!

Di fatto è vero che ogni rapporto coniugale espone ad una reciproca co-dipedenza che viene costantemente nutrita da particolari dinamiche e tensioni inconscie che sanciscono i limiti dell’azione emotiva di ognuno dei partner.

Detta in altri termini: ogni relazione di coppia è stabilmente ancorata ad un particolare complesso meccanismo di attese e aspettative reciproche che continuamente si rinnovano e si impongono per la tenuta della coppia.

In un suo recente libro sul tema del tradimento dal titolo Così fan tutti. Ripensare l’infedeltà, Esther Perel ha sottolineato come il tradimento sia un vero e proprio attacco a una delle nostre più importanti strutture psichiche:

la memoria del passato.

Una memoria del passato che ha costruito tutta l’impalcatura della relazione di coppia.

Tutta la struttura relazionale, intima ed emotiva, tutta la complicità, tutti i codici simbolici condivisi nel corso del tempo e che hanno contraddistinto la particolare relazione di coppia che stai vivendo. 

Un tradimento agisce a questo livello e si diffonde su diversi piani.

Per chi subisce un tradimento emotivamente si toccano punti intimi legati all’inganno, all’abbandono, al rifiuto, all’umiliazione.

È un’esperienza straziante. Che molto ha a che fare con il fatto di sentire di essere meno meritevoli di essere amati.

Subendo un tradimento, ciò che viene colpita è la stima di sé, la propria autostima.

Nel tentativo di proteggerci dal tradimento, esigiamo trasparenza e potere di controllo, ma senza saperlo corriamo il richio di cancellare quello spazio tra noi e il partner che mantiene vivo il desiderio. Il fuoco ha bisogno di aria.

Forse è banale dire che il tradimento produce uno sconvolgimento nella geografia della relazione.

Tutto cambia nella relazione con l’altro dopo un tradimento.

A questo segue pure che il tradimento distrugge la dimensione relazione, i codici simbolici di condivisione con l’altro che avevano caratterizzato l’intimità della relazione sino a quel momento.

Tutto deve essere ricomposto: le mappe di una relazione tradita devono essere ridisegnate dall’inizio.

Il passato della relazione deve essere nuovamente riscritto secondo una nuova visione nata proprio dal tradimento.

Il «Noi» della relazione deve essere nuovamente ripensato: tutto lo scenario cambia perché tu e l’altra non siete più gli stessi.

Ma allora perché si tradisce? Perché sento il desiderio di tradire?

Intanto è bene dire che questo genere di domande prevede un modello che vuole rintracciare una causa razionale per giustificare i comportamenti umani.

Per essere onesti davvero, non sempre esiste una causa sostanziale che giustifica il comportamento dell’uomo.

Spesso si tratta di una costellazione di fattori che non permettono di ridurre tutto il comportamento umano ad un singolo fenomeno specifico.

Però, se volessimo provare a rintracciare i motivi più comuni che accompagna il  desiderio di tradire la propria partner si potrebbero circoscrivere nei seguenti:

  1. si tradisce per compesare una mancanza nel rapporto di coppia e riempire un vuoto: si tratta della cosiddetta teoria del sintomo che può tradursi in varie declinazioni: è colpa della genetica, è colpa del mio modello di attaccamento, è colpa della trascuratezza, è colpa della carenza d’intimità nella relazione, ecc.;

  2. si tradisce per trasgressione, per il piacere di infrangere un tabù, forzare i limiti, rischiare di essere scoperti, per l’eccitazione;

  3. si tradisce come forma di autoscoperta, come tentativo di recuperare o far emergere una parte della propria personalità. Ciò che attrae nel tradimento non è tanto il desiderio di incontrare un’altra persona, quanto il desiderio di scoprire un nuovo sé

Il tutto sembra essere farcito da una condizione molto contemporanea di una particolare nostalgia per una vita non vissuta!

Si tratta di quella strana sensazione, di quel dubbio profondo di non vivere la vita che avremmo dovuto vivere.

Che nonostante il nostro stato di soddisfazione quotidiano, hai sempre la sensazione che un’altra vita è possibile e che ti sta sfuggendo l’occasione di viverla.

Questo ce lo spiega bene il grande sociologo polacco Zygmunt Bauman, nel suo Amore liquido, quando dice che:

«Nella vita moderna resta sempre il sospetto che si stia vivendo una menzogna o un errore; che qualcosa d’importanza cruciale sia stata dimenticata, ignorata, lasciata inesplorata;

che un obbligo vitale verso il proprio, autentico “io” non sia stato esplorato, o che qualche chance di sconosciuta felicità totalmente diversa da qualsiasi felicità sperimentata prima non sia stata colta in tempo e sia destinata ad andare perduta per sempre.»

Adam Phillips psicoterapeuta britannico, nel suo libro dedicato alla Monogamia, cita la mania del quieto vivere” quale fattore sottostante che non ci permette di porci una domanda fondamentale e distintiva rispetto ai nostri desideri.

«C’è una bella differenza tra non fare una cosa perché è contraria ai nostri princìpi e non farla perché abbiamo paura di essere puniti.

Uno degli aspetti più sconcertanti dell’infedeltà è che il senso di colpa ci spinge ad abolire questa distinzione.

Non la vediamo. Tante tragedie sono fatte di queste rimozioni, di questa mania del quieto vivere.»

La domanda stimolata da Adam Phillips sarebbe più o meno questa:

Qual è il tuo problema, hai paura di essere punito o senti che quello che desideri è contrario ai tuoi valori?

Ti sembrerà una forzatura, ma questa distinzione in tema di tradimento rappresenta proprio il centro della questione

È opinione diffusa che una buona intimità garantisca la fedeltà nella coppia.

Questa è una visione romantica dell’amore che prevede che se si è appagati della propria relazione non si cercherà altrove.

Questa però non sempre è una condizione sufficiente che mette a riparo dal tradimento.

Nel migliore dei casi la monogamia è il desiderio di trovare qualcuno con cui morire; nel peggiore è una terapia contro il terrore di essere vivi.
Le due varianti vengono facilmente confuse.

Stando alle statistiche l’infedeltà nella coppia sembra essere la norma.

Di più, se prendiamo pure ad esempio il regno animale attraverso le ricerche etologiche la questione di fatto non cambia granché: anche gli animali non sembrano affatto essere inclini alla monogamia.

Questo è quanto affermano David Barash (professore emerito di psicologia alla University of Washington) e Judith Eve Lipton (psichiatra membro della American Psychiatric Assotiation) nel loro libro Il mito della monogamia. Animali e uomini (in-)fedeli.

Questi autori hanno esaminato un po’ la letteratura sul tema e di fatto quello che emerge è che non esisterebbe in natura qualcosa di sostanzialmente simile alla monogamia.

«La specie umana è di preferenza e biologicamente poligama, ma anche monogama e quando c’è l’occasione avidamente adultera … tutto insieme.

Non c’è un modello animale semplice che abbracci tutta la “naturale” condizione umana.» (Barash e Eve Lipton, Il mito della monogamia).

Tutto questo ci serve per dire che, qualora tentassimo — come spesso facciamo — di ridurre il comportamento umano a qualcosa di specifico, di razionale finiremmo per rimanere delusi dalla realtà delle cose.

Allo stesso modo quando cerchiamo di assegnare un giudizio morale alle azioni dell’uomo, se vogliamo davvero essere onesti, ci dobbiamo arrendere alla conclusione che ogni comportamento dell’uomo appartiene alla natura dell’umano, nel bene e nel male.

Nulla del comporamento umano è innaturale.

Questo per dire che se in certe situazioni, come quella del tradimento, riesci a sospendere il tuo giudizio sul desiderio che provi o sul dolore che hai provocato, ti puoi accorgere che i tuoi comportamenti non hanno nulla di disumano.

Anzi, appartengono proprio alla complessità dell’umano.

Dopo tutto, le persone, in un certo senso, non possono mai fare niente che sia davvero innaturale. Allo stesso tempo, tutto quello che facciamo, ogni cosa che siamo, è conseguenza non solo della nostra "natura umana", ma anche dell'esperienza.

Ciò che fa la differenza è proprio il modo che hai di reagire o di affrontare la consapevolezza che esistono in te certi desideri, al di là del giudizio morale che puoi avere in merito.

Riconoscere come propri certi desideri del tutto legittimi nella loro umanità è un ottima conquista per decidere come comportarsi senza essere invece vittima degli stessi desideri.

In questo discorso allora, può essere utile capire un moglie come agisce il desiderio all’interno della coppia e come di fatto questo si può alimentare. 

Vediamolo un po’ più da vicino.

Ma allora, che cosa nutre il desiderio?

Perché un rapporto continui a vivere, l'amore da solo non basta. Senza l'immaginazione, l'amore ammuffisce in sentimentalismo, dovere, noia. I rapporti falliscono non perché abbiamo smesso di amare, ma perché, prima ancora, abbiamo smesso di immaginare.

Riprendiamo un po’ da dove eravamo arrivati prima quando abbiamo affermato che la monogamia non ha nulla a che vedere con l’amore.

Ma come è possibile che la monogamia non abbia nulla a che fare con l’amore? Non è l’amore che tiene insieme due persone?

La verità è che ciò che tiene insieme una coppia, ciò che alimenta in qualche modo la possibilità che non si metta in atto un tradimento, è essenzialmente il desiderio.

Un desiderio particolare che all’interno di una relazione di coppia assume una forma specifica.

Il cuore del desiderio in una relazione seria è fatto da 2 bisogni umani fondamentali che si devono conciliare tra loro:

  1. il bisogno di certezza, prevedibilità, sicurezza, affidabilità, attendibilità, permanenza: quello che in maniera generale possiamo chiamare «casa»;

  2. il bisogno di avventura, novità, mistero, rischio, pericolo dell’ignoto, dell’inatteso, della sorpresa: in una parola «viaggiare».

Il desiderio all’interno di una relazione stabile, nascerebbe dunque da un’apparente contraddizione tra sicurezza e avventura, che si realizzino contemporaneamente all’interno della stessa relazione.
 
Questo lo spiega bene Esther Perel quando parla al TED Talks de Il segreto del desiderio in una relazione a lungo termine.

Il desiderio si nutre di distanza — dice l’autrice.

Siamo attraversati dal desiderio per il nostro partner quando è fuori per qualche giorno; quando lo vediamo sicuro di sé intento a fare qualcosa che gli piace; quando il nostro partner esprime una parte nuova di sé.

Pertanto il desiderio e l’erotismo si nutrono della novità rispetto al proprio partner: 

la novità di osservare l’espreessione di parti nuove della personalità del tuo partner o della tua partner

Qui non si tratta di sperimentare giochi erotici esotici e trasgresssivi per risvegliare il desiderio, come spesso si dice ma di esprime parti nuove della propria personalità. 

Questo eccita! Questo muove il desiderio. Un desiderio verso l’altro che si attiva dalla volontà di entrare in relazione con parti nuove della personalità dell’altro che fino a quel momento non erano visibili o non si conoscevano. 

Come affermava James Hillman — anche riprendendo Marcel Proustè l’immaginazione a essere responsabile dell’amore non l’altra persona.

Il matrimonio moderno_Karen Blixen

È sempre dall'idea di paradiso che dipende tutto, e se si riesce a creare un'illusione abbastanza gradevole, la realtà la asseconda spontaneamente. Tutte le imprese vengono avviate solo quando diventano in qualche modo un mezzo per raggiungere la felicità eterna.

Giovanni è un uomo di 35 anni. Ha una relazione stabile da 10 anni con Anna. Hanno due figli. Una vita matrimoniale e familiare nella norma: lavoro, casa, famiglia.

Lo incontro una volta alla settimana da un po’ di mesi per via del fatto che il suo matrimonio sta andando in crisi da quando ha iniziato a tradire Anna con una ragazza conosciuta in palestra.

Giovanni non sa che cosa fare: è stato uno shock profondo scoprire di desiderare un’altra donna, sentirsi ricambiato, sperimentare qualcosa di trasgressivo — come definisce le sue avventure. 

Si sente lacerato poiché tutto questa situazione ha messo in discussione ogni aspetto della sua persona, della sua storia e della sua relazione con Anna. 

Di seguito riporto un breve passaggio significativo di un nostro recente incontro.

(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità della mia paziente).

Pensavo che tutto andasse bene tra noi – mi confessa Giovanni.

 Ero felice! Pensavo che con Anna fossi pienamente soddisfatto della nostra relazione, della nostra vita insieme. Almeno questo è quello che continuo ancora adesso a sentire. 

Le cose andavano bene. Non avevo mai pensato che potesse interessarmi un’altra donna. 

Questo mi sta devastando dentro: non so più cosa fare, confusione totale. 

Adesso ho paura, ho sempre la sensazione che qualsiasi cosa io faccia è tutto sbagliato.

Perché? Ma come è possibile che le cose siano arrivate a questo punto? Che cosa ci è successo?

Certo forse la routine, i figli, la famiglia, la casa. Ma chi riesce a far funzionare bene le cose in intimità dopo un po’ di anni? Non è facile. Ma questo è sufficiente per mandare all’aria un rapporto, un matrimonio?

Io non sono così! Io non sono una cattiva persona. Che cosa mi succede? Con quest’altra donna mi sento per poche ore libero, non penso a nulla, sono anomimo, possiamo essere entrambi quello che vogliamo, senza obblighi: è una sensazione meravigliosa, una boccata di ossigeno.

Ma come si fa? Che cosa devo fare dottore, me lo dica lei? Che cosa farebbe al mio posto? 

— Mentro ascolto Giovanni tormentato intimamente da quello che gli sta accdendo, sono consapevole che non ho una risposta su cosa è meglio fare. 

Ogni suggerimento sarebbe misero.

Mi accorgo che in fondo rimane sospeso questo profondo interrogarsi, questo tentativo di rintracciare per forza una causa, un fondamento essenziale per giustificare razionalmente il tradimento. 

Forse davvero, non c’è una sola causa. Forse quello che spesso non riusciamo a tollerare è proprio questa natura ambivalente delle relazioni d’amore. 

 

Stephen Mitchell, psicoanalista statunitense, ha scritto un importante libro sul tema dell’amore, dal titolo: L’amore può durare? Il destino dell’amore romantico

Mitchell ha soprattutto indagando quali siano le condizioni che permettono ad una relazione di coppia di durare nel tempo, rinnovandosi continuamente in un amore romantico — come lo defisce l’Autore. 

Il tema centrale di Mitchell è che l’amore può durare se si alimenta costantemente una particolare tensione paradossale all’interno della coppia. 

La passione romantica — dice Mitchell — emerge dal convergere di queste due correnti:

  • il bisogno di un radicamento nel conosciuto e nel prevedibile, un ancoraggio affidabile, una cornice di riferimento;

  • ed il desiderio di superare i confini, di farla finita con i modelli familiari consolidati, di incontrare qualcosa di imprevedibile e misterioso, qualcosa di terribile.


L’amore e il desiderio vogliono cose diverse!

Sono orientati verso obiettivi opposti, questa è il problema sostanziale che si verifica poi all’interno di una coppia.

Riuscire a tenere insieme i due aspetti è la grande difficoltà di una relazione seria. 

L’amore vuole il controllo, la stabilità, la continuità e la certezza. Cerchiamo nell’amore un punto di riferimento, un punto di sostegno, qualcosa che ci faccia sentire al sicuro.

Il desiderio vuole l’abbandono, la novità e l’ignoto. Nel desiderio cerchiamo tutto quello che ci manca, i pezzi di noi stessi che abbiamo rinnegato, tutto ciò che si trova al di là di noi stessi e che pure ci spinge a voler realizzare.  

L'amore romantico ha però bisogno tanto dell'amore quanto del desiderio, perché emerge nella tensione generata dalla simultaneità di amore e desiderio. L'amore privo di desiderio può essere tenero, intimo e sicuro, ma non contiene l'avventura, la tensione e il senso del rischio che alimentano la passione romantica. Il desiderio senza l'amore può essere divertente e stimolante, ma non ha l'intensità e il senso di un'elevata posta in gioco che rende profonda una passione romantica.

Il senso dell’abbandono è il fulcro centrale del desiderio. 

Hai bisogno di cedere, di abbandonare il campo del conosciuto per esporti a qualcosa di diverso. 

Nel caso dei rapporti di coppia, se l’altro ti espone a un timore o a un pericolo, se sei costantemente sottoposto a pressioni, richieste o senti di essere costantemente sotto accusa, l’intimità non ti può permetterti di sentirsi al sicuro. 

E, come spiega bene Mitchell: «Più ci sentiamo in pericolo, più cerchiamo di controllare le situazioni; più illusorio è il controllo che ci sforziamo di mantenere, più vitalità scivola via dalle nostre vite.»

Il tuo timore allora, avrà a che fare con la possibilità di dare vita a tutta una serie di caratteri della tua personalità che fanno fatica ad emergere all’interno della tua relazione di coppia.  

Quello che ti trattiene è qualcosa di bestiale una forma elementare della tua personalità non ancora espressa liberamente:

«Ci è più facile pensare alla bestia che è in noi che non alla bestia che qualche volta noi siamo — dice Mitchell — 

Essere bestiali significa liberarsi dai limiti imposti dalla nostra personalità e depersonalizzare l’altro.

Essere bestiali può prometterci un modo per raggiungere più profondamente l’altro e per liberarci dalle pretese altrui.

Essere bestiali insieme può consentirci un uso reciproco, al di là dei limiti che ci sono imposti dalla nostra personalità e dalla società:

un uso che ci dà un’intensità e un’immediatezza che forse sono impossibili nella sottile coreografia delle altre forme di intimità umana.» (Mitchell, L’amore può durare?)

E questo forse è il senso più profondo che riguarda contemporanemanete l’esperienza del tradimento e l’amore completo nella relazione di coppia.

Tutto questo riguarda il mio lavoro e il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella_psicologo_psicoterapeuta Roma

Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In oltre 15 anni ho accumulato più di 15.000 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta.

Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”.
Sono Psicologo Analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la “Scuola di Specializzazione in Psicoterapia” del CIPA riconosciuta dal MUR.

Dal 2021 al 2025 sono eletto Segretario scientifico e Direttore della Scuola di psicoterapia dell’Istituto di Roma del CIPA. 
Dal 2019 sono stato iscritto nell’Albo dei docenti esterni di 1° Livello – Area C di Roma Capitale.

Eventi cui ho partecipato come relatore, moderatore o discussant:

  • Master “La realtà dell’inconscio. Come l’inconscio muove la nostra vita” AIRP, 16 marzo 2024, Livorno
  • Laboratorio di formazione a cura della Rivista di Psicologia Analitica: Anoressia dell’Anima e Bulimia delle cose, 11 febbraio 2023, Chiesa Valdese, Roma
  • Inaugurazione Anno Scientifco 2023 – CIPA, 14 gennaio 2023, Roma
  • Inaugurazione Anno Scientifco 2022 – CIPA, 22 gennaio 2022, Roma
  • Introduzione alla presentazione del docufilm “Fellini e l’Ombra” di Catherine McGilvray, Cinema Farnese, 20 gennaio 2022, Roma
  • Tavola Rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 5 dicembre 2020, Roma
  • Seminario Residenziale CIPA, 25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano
  • Journal Club CIPA, 2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque, Roma

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