7 maggio 2019

Paura degli altri, paura del mondo, paura di sé.
Come superare la paura di vivere

Paura del mondo paura degli altri paura di sé

in sintesi

La paura è l’emozione più antica. La paura appartiene all’uomo e l’uomo appartiene alla paura. L’uomo è da sempre esposto ai pericoli della vita, sempre fragile, sempre manchevole. Benché si affanni costantemente a costruire protezioni e ripari di ogni tipo, l’uomo vive da sempre lo stato della paura. La paura è simbolo della condizione umana. Non c’è via di fuga, non si può elimanare. Quello che si può fare è riconoscere che siamo sempre esposti alla paura e che per questo è utile considerare la paura come parte vitale dell’umano. Non è dal tentativo del tutto vano di eliminare la paura dalle nostre vite che si ottiene qualcosa, ma solo dall’assegnare alla paura il giusto valore e il giusto riconoscimento di senso.

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È cominciata con la paura.

Paura delle automobili. Paura dei treni,

Paura delle luci troppo forti. Dei luoghi troppo affollati, di quelli troppo vuoti, di quelli troppo chiusi e di quelli troppo aperti.

Paura dei cinema, dei supermercati, delle poste, delle banche.

Paura degli sconosciuti, paura dello sguardo degli altri, di ogni altro, paura del contatto fisico, delle telefonate.

Paura di corde, lacci, cinture, scale, pozzi, coltelli.

Paura di stare con gli altri e paura di restare da sola.

Di notte, l’inferno indossava la maschera peggiore.

Di notte, quando nelle case intorno si spegnevano tutte le luci, tutte le voci, quando sulla strada il fruscio delle automobili e dei camion si assottigliava.

Di notte, il suono dei miei stessi pensieri era il più forte di tutti: il battito del cuore fuori tempo, il sangue che raschia sordo dentro le vene ristrette.

Di notte arriva la paura cattiva.

Una paura irrazionale e pervasiva che fa del corpo, del sistema cardiocircolatorio, respiratorio e vasomotorio l’onda del ciclone, il punto preciso da cui ha origine un terremoto, il cuore di un incendio spaventoso, l’abisso più nero.

La sensazione somiglia a quella di un infarto.

In quel momento ero condannata a una non-esistenza.

Questo è un brano tratto dal libro di Simona Vinci dal titolo Parla, mia paura.

In questo passaggio emerge in maniera puntuale che cosa significa vivere la radicalità della paura.

La paura non è un’esperienza semplice o un modo di sentire e basta. 

La paura è un vero e proprio sistema: un insieme di componenti, strumenti e modalità che servono all’uomo per relazionarsi con il mondo intorno nel tentativo di comprenderlo. 

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La paura saliva al cervello, s’impadroniva del corpo, arrivava al suo culmine, poi iniziava a decrescere e defluire. Ogni volta, spossata, mi rendevo conto che ero ancora viva. Potevo sopravvivere alla paura semplicemente rinunciando a controllarla.

Ecco il trucco, la magia: non chiudere, apri.
Non nasconderti, mostrati.
Non tacere, esprimiti. Se hai paura, chiedi aiuto.

Che cos'è la paura?

Esistono in noi 2 paure fondamentali:

  1. la paura di morire;
  2. la paura di vivere.

Benché sia facile immagine di che cosa si nutra il nostro timore di morire, un po’ più complesso è definire esattamente che cosa significhi avere paura di vivere.

La “Paura” allora, è il nome che diamo alla nostra incertezza:

alla nostra ignoranza di che cosa ci minaccia — diceva Zygmunt Bauman.

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La paura è proprio quell’incertezza derivata da quello che possiamo o non possiamo fare per eliminare una minaccia o quantomeno affrontarla.

Le paure ci spingono a fare qualcosa. Questa spinta non fa altro che amplificare ancor di più il potere che le paure stesse hanno sulla nostra vita. 

Per l’uomo, non si tratta solo di tentare la fuga o aggredire la potenziale minaccia percepita, si tratta anche di correre il rischio di diventare sensibili alla paura, mettendo in atto automaticamente tutta una serie di reazioni istantanee dettate dall’insicurezza e dalla vulnerabilità.

Possiamo diventare ipersensibili alla paura quando abbiamo avuto diverse esperienze di spavento che, per intensità e ripetitività, si sono consolidate nel nostro modo di vivere.

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La paura è un’emozione primaria di difesa a una condizione di pericolo che può essere reale, anticipata attraverso una previsione, evocata da un ricordo, oppure prodotta dall’attività fantastica (Pieri, Dizionario junghiano).

Jung ritiene che la dimensione della paura con cui certi oggetti o situazioni si mostrano al soggetto riguardi oggetti o situzioni che sono stati svalutati o non ancora sufficientemente valutati.

La paura è sempre paura della coscienza istintiva rispetto all’altro che può essere stato destituito e rimosso, oppure non ancora istituito: è cioè è paura dell’individuo rispetto a qualsiasi oggetto diverso, e quidni, anche è paura dell’Io rispetto a un’altra parte psichica (Pieri).

-> opposti

La paura è fondamentalmente interpretata come necessaria alla costituzione sua della coscienza morale che della cosidetta coscienza gnoseologica, e cioè della coscienza del funzionamento della propria coscienza. 

Entrare in contatto con la vulnerabilità e il dolore

Lasciar andare

Fiducia nel fatto che l’esistenza ci fornirà ciò di cui abbiamo bisogno.

Significa aprirsi allinsicurezza, alla paura di non ottenere quello che desidero.

link articolo sull’ansia e il panico …La paura è una specializzata modalità del nostro organismo di rielaborare le informazioni e affrontare la realtà.

Questo è quello che afferma Maria Rita Ciceri, docente di psicologia generale alla Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano, nel suo libro dedicato a La paura. Le molte strategie di un meccanismo di difesa istintivo.

La paura — secondo la Ciceri — sarebbe un vero e proprio sistema difensivo che media la nostra azione sul mondo rendendola più sicura ed efficace.

Lo spavento avvertito di fronte ad una espeienza

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La cosa che suscita più spavento è l'ubiquità delle paure; esso possono venir fuori da qualsiasi angolo o fessura della nostra casa o del nostro pianeta. Dal buio delle strade o dalla nostra camera da letto. Dal posto di lavoro o dalla metropolitana. Da coloro che conosciamo o da qualcuno di cui non ci eravamo nemmeno accorti.

La persona spaventata tende a fissare la propria attenzione principalmente sulle situazioni e sugli aspetti ansiogeni della realtà, di cui ingigantisce la portata. La persona spaventata può quindi avere serie difficoltà non soltanto nel controllare le proprie reazioni, ma anche nel coordinare percettivamente e mentalmente tutti gli aspetti rilevanti di una data situazione e nel considerare, in un modo che sia produttivo e vantaggioso, le varie alternative possibili.

Vincolato com'è da condizioni "ambientali" non specifiche, che non solo non lo proteggono, ma lo sottopongono a gravi oneri e imprevisti, l'uomo può dirsi "aperto al mondo" in un senso molto particolare. Non è un'"apertura" a qualcosa di concreto e di incoraggiante, ma è una esposizione allo spazio infinito, al vuoto.

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È vero pure che proprio la fragilità dell’uomo, la sua insicurezza fondamentale e la stessa paura hanno da sempre stimolato la curiosità, la passione esplorativa e la sua stessa creatività.

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È il male che fa paura!

Ciò che temiamo è il male, e ciò che è male è per noi da temere!

Questo è il punto nodale che, nella relazione con l’altro, emerge la paura.

Spesso la paura è paralizzante propri perché 

L’Edelman Trust Barometer è la più importante indagine globale sul tema della fiducia realizzato annualmente dall’agenzia di comunicazione Edelman in 28 paesi su un campione di oltre 33.000 persone.

Una valutazione importante che le indagini Edelman fanno è quella di sottolineare la differenza tra la misura della fiducia tra popolazione informata e la massa generale della popolazione. 

Secondo quanto riportato dall’ultimo rapporto 2019 il tasso di fiducia che in Italia si ha rispetto al fatto che la propria condizione tra 5 anni sia migliore rispetto ad oggi è pari al 36% della popolazione generale.

Tale percentuale sale al 50% se si considera il pubblico informato.

 

La sindrome del Titanic è il terrore che la «crosta sottile come un'ostia» si spezzi, lasciandoci precipitare in qula nulla che resterebbe una volta scomparse le «basi elementari della vita civile e organizzata».

La paura e il desiderio. Superare la tensione

Dove c'è paura, lì sta il compito. Rifletta sulle fantasie e i sogni che le capita di avere per capire che cosa fare e da dove cominciare. Le nostre fantasie indugiano sempre su una mancanza, là dove c'è una carenza da compensare.

Ma accettando l’idea di morire, mi sfidai a vivere (Simona Vinci)

Sembra che gran parte del nostro viaggio consista nell'arrivare a un punto in cui siamo in grado di sapere cosa stiamo sentendo, momento per momento, e impariamo a esprimere quelle sensazioni quando è appropriato. Questo viaggio consiste nell'uscire da uno stato di protezione inconscia e nel ripristinare un contatto con le nostre sensazioni e la nostra integrità.

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(* A tutela della privacy è stato modificato o omesso ogni dettaglio che possa rivelare l’identità del mio paziente).

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Questo è il mio lavoro, questo è il mio impegno!

Un saluto, a presto.

Michele

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Michele Accettella

Sono psicoterapeuta abilitato all’esercizio permanente dall’Ordine degli Psicologi del Lazio.
In 13 anni ho accumulato oltre 10.640 ore di lavoro in ambito clinico, come psicologo e come psicoterapeuta. 
Per diventare analista junghiano, per oltre 5 anni, sono stato anch’io in terapia, poiché per conoscere l’altro è necessaria una conoscenza approfondita di sé.

L’attenzione al lavoro clinico, ancora oggi, viene periodicamente rinnovata negli incontri riservati di supervisione che svolgo presso il “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica“: un’associazione che da oltre 50 anni cura la formazione degli psicoterapeuti junghiani in Italia, di cui sono “Membro del Comitato Direttivo Nazionale”. Psicologo analista abilitato alla docenza, alle analisi di formazione e alle supervisioni presso la Scuola di Specializzazione in Psicoterapia del CIPA riconosciuta dal MIUR.

Eventi cui ho partecipato come relatore o moderatore:

Seminario Residenziale CIPA,  25-27 ottobre 2019, Terme di Stigliano;
Journal Club CIPA,
2 ottobre 2019 riflessioni volume rivista Atque
Tavola rotonda “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 17 ottobre 2018
Seminario “CIPA – Centro Italiano di Psicologia Analitica”, 1 marzo 2017, Roma
Presentazione “Centro AMI”, 28 gennaio 2017, Alatri (RM)
XVII Convegno Nazionale CIPA, 2-4 dicembre 2016, Roma

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